"Perché una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile"

(Luigi Pirandello)

lunedì 24 agosto 2009

I gatti: le parole del poeta maledetto per onorare quelle creature che, talvolta, ci scelgono come compagni di viaggio

Da prima di nascere ho vissuto con i gatti: ce n'erano già due o tre in casa quando son venuta al mondo e, da allora, non c'è mai stato un solo istante in cui non ho condiviso la mia esistenza con un micio. Ci sono stati, sempre, come compagni fedeli: ognuno con le proprie manie, le proprie abitudini, i propri difetti, la propria voce... Ognuno con una propria, spiccata, intensa, personalità.
Ho letto, spesso, e spesso presso molti stimati filosofi e accademici, che l'essere umano si caratterizza e si differenzia dagli altri viventi per la presenza dell'individuo, dell'individualità, che è specificamente umana. Io penso che chi lo afferma non ha mai vissuto con un gatto o con un altro non umano: come non notare che ogni singolo è nettamente diverso dagli altri? che ognuno ha i propri pregi e i propri difetti, le proprie peculiarità, le proprie straordinarietà?
La stessa organizzazione sociale degli animali selvaggi (non i gatti ovviamente, che sono solitari: ma pensate, che so, ai lupi, ai leoni, ai delfini, agli scimpanzé) si basa sulla differenziazione individuale dei singoli che, in relazione alle proprie peculiarità, assumono nel gruppo una determinata funzione e ruolo.
Ancora dopo Darwin, ancora dopo tutte le scoperte della genetica, viviamo ancora troppo ancorati al nostro tradizionale antropocentrismo...
Dopo questa lunga, ma spero non prolissa, premessa e discussione, voglio onorare queste magiche, affascinanti, creature che sono i gatti (Felis silvestris catus) con le parole di uno dei poeti che, bene o male, mi è rimasto per sempre nel cuore fin da quando l'ho studiato alle superiori (pur non raggiungendo mai, sia chiaro, la stima e la profonda ammirazione che riservo a Giacomo Leopardi): si tratta della poesia "I gatti" di Charles Baudelaire, contenuta nella raccolta "I fiori del male" del 1857, nella sezione "Spleen e ideale".
Ho creduto per qualche tempo, da adolescente, d'esser poeta, e la poesia è per me il miglior modo per onorare i miei alleati di sempre...

 


I gatti
Gli ardenti innamorati e i dotti austeri
amano entrambi, nell'età matura,
i gatti dolci e possenti, orgoglio della casa,
freddolosi e imboscati come loro.
Amici della scienza e del piacere,
cercano il silenzio e l'orrore del buio,
galoppini ideali dell'Erebo se, fieri
come sono, a servire potessero adattarsi
S'atteggiano, pensosi, nobilmente,
come le grandi sfingi solitarie
immerse, sembra, in sogni senza fine;
fecondi le reni e piene di magiche scintille;
e, come sabbia fine, minime parti d'oro
vagamente costellano le mistiche pupille





Les amoureux fervents et les savants austères
Aiment également, dans leur mûre saison,
Les chats puissants et doux, orgueil de la maison,
Qui comme eux sont frileux et comme eux sédentaires.
Amis de la science et de la volupté
Ils cherchent le silence et l'horreur des ténèbres;
L'Erèbe les eût pris pour ses coursiers funèbres,
S'ils pouvaient au servage incliner leur fierté.
Ils prennent en songeant les nobles attitudes
Des grands sphinx allongés au fond des solitudes,
Qui semblent s'endormir dans un rêve sans fin;
Leurs reins féconds sont pleins d'étincelles magiques,
Et des parcelles d'or, ainsi qu'un sable fin,
Etoilent vaguement leurs prunelles mystiques.




Ed ecco qua, a rappresentazione e a emblema del verbo di Baudelaire, uno dei miei micioni preferiti, il cui semplice nome è concorde con lo spirito del blog: Parmenide. Mi rendo conto che in questa foto non appare esattamente come una "grande sfinge solitaria immersa, sembra, in sogni senza fine"; ma non vi sembra di intravedere minime parti d'oro nelle sue pupille? 




4 commenti:

  1. Da tanti anni condivido la vita con i gatti e so quanto possano essere magici, misteriosi, indipendenti e, nello stesso tempo affettuosi, teneri e fedeli. La foto di Parmenide va a sostego della parte coccolosa del carattere gattino (*_^) Come pure so che ogni gatto è un individuo a se stante, dotato di un proprio carattere e di peculiarità proprie e quindi condivido in pieno la tua idea sull'individualità gattina (^_^)

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  2. Parmenide, se la memoria non mi inganna è colui del 'l'essere è e non puo' non essere'. In questo caso mi vien da dire che Parmenide è l'essere che fa le fusa e non puo' non farle ;-)

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  3. @groppona: sono contenta che ti ritrovi in quello che dico... anche se, alla resa dei conti, che altro potevo immaginare? Hai vissuto con gatti/cani/animali non umani per più tempo di me... non puoi assolutamente ignorare come ognuno di loro sia uno, unico, inimitabile e peculiare. Gli stessi concetti della biologia (che, per forza di cose, conosci meglio di me) ce lo confermano, no? ;-)
    Un saluto

    Giulia


    @Gio: Ciao e benvenuto! :-) Ti ringrazio per aver lanciato uno sguardo sul mio blog e per esserti soffermato su questo post, che è quello che mi è più caro... Ricordi bene per Parmenide, nome che tuttavia poco si addice al gatto della foto che è ben poco riflessivo. E dici bene, tra l'altro, anche per la storia delle fusa (sentissi che ron-ron attacca, talvolta!) ;-)
    Ancora grazie della visita
    un abbraccio

    Giulia

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  4. Grazie mille della visita sul mio blog, anch'io amo moltissimo gli animali, i gatti hanno qualcosa di magico... buon week end! Angie

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