"Perché una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile"

(Luigi Pirandello)

venerdì 22 ottobre 2010

Ancora sulla Turchia: la gente, gli insegnamenti, la cucina ("piccolo" e dovuto squarcio gastronomico)

Come tutti gli anni, mi sono persa il World Bread Day 2010, anche se testimonianze fisiche di questa mia usuale amnesia ci sono solo per quanto riguarda quest'anno e il precedente.... cioé da quando ho messo le mie mani su Filosoficamente Sostenibile. Ricordo ancora l'anno scorso: seppi del giorno del pane giorni dopo che questo si era svolto e mi ripromisi di parteciparvi questo anno; per ironia della sorte mi son persa anche il 16 ottobre 2010.
In realtà, però, a voler essere sinceri, un po' me la sono voluta: dalla mattina del 16 ero consapevole che si trattava del WBD, ma mi sono peritata a pubblicare una qualsiasi ricetta "panosa", pur avendone archiviate, perché ogni post che pubblico richiede per me giorni di gestazione mentale, di organizzazione grafica (ovverosia la preparazione delle fotografie), di ripensamenti e di prove, e improvvisarne uno sabato avrebbe restituito una pubblicazione parziale, incompleta, che mi avrebbe lasciato insoddisfatta. E poi avevo ancora in testa l'aggiornamento su e della Turchia, aggiornamento che non posso e non devo rimandare.
Fatte queste scuse inutili e non richieste (excusatio non petitaaccusatio manifesta, come si dice... anche se non so quale accusatio dovrei muovermi per perdere mezza pagina a spiegare il perché non ho partecipato al WBD, nemmeno qualcuno me l'avesse chiesto poi ), è tempo di agire e di continuare l'aggiornamento turco.
La Turchia mi manca. Non credevo fosse possibile che un posto ti si conficcasse così a fondo nel cuore , nonostante la mia permanenza lì sia stata relativamente breve, e nonostante il mio "processo di attaccamento" si sia sviluppato in un tempo ancora più breve. All'inizio il contesto in cui lavoravo mi era insofferente, per diventarmi indifferente (come ho detto nel post precedente: anche se non volevo più tornare a casa, la nostalgia non mi assillava più e molti malumori erano scomparsi, non provavo alcuna emozione particolare per il paese che mi ospitava); solo alla fine - nell'ultimo mese, più o meno, per essere precisi, secondo una specie di curva ascendente anche all'interno del mese stesso - ho sviluppato verso la realtà turca, verso la sua storia, la sua musica, le sue contraddizioni, persino verso la sua gente, un forte legame emozionale, un apprezzamento di tutte queste cose (realtà, storia, musica, contraddizioni etc)... questo, forse, anche per il fatto che si avvicinava il momento in cui me ne sarei dovuta tornare in Italia, momento che all'inizio mi sembrava tanto lontano.
Avete notato come spesso le cose si apprezzano in maniera diversa, con una diversa intensità e un diverso approccio, per il fatto che si sa che presto avranno termine o che la vita cambierà in maniera così radicale da impedire di esperirle ancora? 
Un ragazzo che conosco mi fece questa osservazione citando a proposito "Jack Frusciante è uscito dal gruppo"... e mai come nella mia esperienza turca ne ho avuto un sentore tanto acceso.
Fin da subito, però, della Turchia (o di quella parte che ho toccato io), mi ha stupito il forte senso di ospitalità che coinvolge e accoglie tutti, che tu sia turista oppure no... ed io indubbiamente non ero una turista . Al di là della loro attitudine "turcocentrica" (di cui era indice lo stupore mostrato da molti alla notizia che tu, stolta europea italianofila, non conoscevi il turco ma l'inglese) e del loro considerare la Turchia l'ombelico del mondo, dava una sensazione calda il sentirsi accolti, considerati come ospiti non sgraditi ma da onorare con offerte (di bevanda o di cibarie) che mostrasse il piacere, o il sentire, che avevano di interagire con te; il volerti fare comunque e sempre sentire a casa, anche in occasioni in cui la vera conversazione era impossibile perché l'interlocutore non sapeva l'inglese e io non sapevo il turco.
Racconto sempre, a proposito, un episodio che tra l'altro risulta adattissimo al contesto di questo blog anche per l'elemento culinario che vi compare: un lunedì mattina, alle 6 e 30, dovetti accompagnare due ospiti in aeroporto. Dopo i soliti convenevoli e le usuali presentazioni con l'autista [presentazione che usualmente (tranne per gli ultimi due trasnfert in cui gli autisti masticavano curiosamente un po' di inglese) si svolgeva in questo modo: con lui che mi diceva (in turco) qualcosa che penso volesse dire "io non parlo l'inglese" ed io che replicavo (in inglese o in italiano, tanto l'incapacità dell'altro di comprendermi era la medesima), "no turkish/no turco"] il viaggio era proseguito senza inceppi e senza problemi. Al ritorno l'autista si è fermato davanti ad un panettiere e mi ha detto qualcosa che ho interpretato (oh grandi capacità di interpretazione che ho sviluppato a Bodrum!) come "torno subito"; ha preso del pane e dei dolcetti per la colazione della famiglia (perché, a quel punto, si era effettivamente fatta ora di colazione) e, salito in macchina, mi ha offerto con gentilezza una grossa ciambella tempestata di semi di sesamo. Cose mangerecce turche che fino ad allora non avevo mai visto. Non era bello rifiutare e lo stomaco un po' mi brontolava, così ho detto con un sorriso sincero e stupito "teşekkürler" (cioè "grazie", termine che ho imparato quasi subito e che ho usato in più occasioni) e ho mangiato la ciambella.
E già questo mi ha stupito: tu, guidatore turco che non parli inglese, offri una ciambella (in un certo senso, la colazione) a me, ragazza italiana che non parla turco e che conosci da più o meno quaranta minuti! offerta fatta evidentemente, tra l'altro, senza secondi fini. 
Poco dopo essere ripartiti ha svoltato a destra, scusandosi con i gesti e con le parole, ed è passato da casa a lasciare ciò che aveva comprato (esclusa la mia ciambella )... la casa, o meglio tre baracchette di cemento immerse nel verde, sui lati della strada, con le galline che zampettavano ovunque. Una dimora che evocava povertà ma non miseria.
E mi sono sentita contrarre lo stomaco nel constatare come una persona che certo non navigava nell'oro non si fosse peritato ad offrire a me, perfetta sconosciuta, qualcosa che poteva usare in altro modo, per se stesso e per i suoi familiari; così diverso dai turchi benestanti del resort dove lavoravo che, invece, sprecavano così tanto, riempiendosi i piatti di ogni ben di Dio e lasciando quasi tutto di quel che prendevano!
E le offerte (di frutta e biscotti) fattemi dai camerieri, una volta che mi conoscevano di più; gli innumerevoli té che mi sono stati offerti; le colazioni spesso divise; quella gentilezza a volte strana, inusuale, ma che scaldava il cuore.
Uno squarcio (mal fotografato) della dimora dell'autista che mi ha offerto la ciambella
I turchi sono patriottici e nazionalisti fino alla nausea, è vero; molti sono chiusi nella loro "turchitudine" in maniera a volte irritante, dando per scontato che tutti conoscono il turco, le tradizioni turche, la storia turca etc*... ma la loro propensione all'ospitalità, all'offerta, al loro volerti far sentire nella loro turca casa, alla fine ha riuscito a compensare la loro mentalità turcocentrica... alla fine, dico, perché nei primi tempi - quando ancora non conoscevo molte cose - questa mentalità mi irritava in maniera bruciante.
Mi manca ancora la Turchia, col suo calore, con la sua capacità di darmi una collocazione e uno scopo che qui, adesso, per ora, non ho. Mi manca anche il sentirmi tartassare le orecchie da quella bizzarra lingua che è il turco e che ho alla fine finito per sentire come "familiare", quasi di conforto e di "casa"; mi manca il non aver potuto scoprire di più di una terra così contraddittoria e così lontana dalle nostre sensibilità "occidentalizzate", nel suo essere a metà tra Oriente e Occidente, tra modernità e tradizione.
Nei mesi della Turchia mi sono scontrata con quello che sono, con i miei innumerevoli difetti e atteggiamenti "sbagliati"... e dopo una fase di latenza abbastanza lunga (nei termini relativi in cui 3 mesi equivale all'eternità) in cui mi scontravo continuamente con quello che sono - che ero, amerei poter dire - stavo cominciando ad elaborare un compromesso con me stessa, intervenendo un po' in ciò che potevo, accettando il resto. E mi si stringe il cuore nel constatare che qua - nel contesto in cui sono - non riesco a continuare questo processo... 
E mi si stringe ugualmente il cuore quando mi mancano certi sapori mediorientali che qui non riesco perfettamente a riprodurre. Introduco così la sezione di rimembranza culinaria, in cui cercherò di esporre alla bell'e meglio la cucina turca, quanto meno nella misura in cui ho potuto.
Le fotografie con cui corredo l'angolo culinario sono per lo più esportate da vari siti, cui ovviamente rimando... infatti sia la macchina fotografica che il cellulare (che ultimamente avevo eletto a macchina fotografica ufficiale) hanno smesso di funzionare a fine luglio, quando l'idea di fotografare i vari piatti mangerecci non mi aveva ancora sfiorato. Il desiderio di immortalare le pietanze mi è giunto troppo tardi, quando già la tecnologia mi aveva abbandonato . Per mettere in misura maggiore a contatto, almeno un minimo, con la cultura gastronomica con cui sono entrata in contatto ho pubblicato foto "prese in prestito" dal web, anche se nessuna foto rende il clima, gli odori, le luci e l'atmosfera che accompagnavano il semplice gustare; anche se questo fattore, lo so bene, vale per ogni preparazione culinaria, quale che sia la sua provenienza geografico-culturale... 




*tendiamo tutti in realtà sclerotizzarci in ciò che ci è più familiare e tipico e che in quanto tale ci suona come "giusto" e "normale". In Turchia però c'era una recrudescenza forte di questa sclerotizzazione, una chiusura mentale molto più diffusa e marcata e che mi ha stupito... nonostante mi renda conto che anche nella nostra lieta Italia di certe chiuse sclerotizzazioni non ne mancano.




Il culinario angolo turco

La cucina turca è giudicata una delle più ricche e raffinate del Mediterraneo. Io non mi intendo di raffinatezze ma ho apprezzato la cucina turca - kebap a parte - per la gran varietà dei suoi piatti, per il grande uso delle verdure cucinate in diverse modalità, per l'uso delle spezie. Non mi hanno fatto impazzire, in realtà, i dolci della tradizione turca che, come quelli greci [esiste una rivalità di fondo, storica e concettuale, tra turchi e greci. Molte sono le abitudini, le tradizioni, i piatti simili, ma guai a farlo notare! si tratta di una di quelle evidenze negate sia da una parte che dall'altra  ], sono necessariamente e eccessivamente dolci.
Ma la vasta scelta dei "contorni" verdurosi, delle melanzane usate in varie ed eventuali maniere tutte appetitose, delle "torte salate" ripiene di formaggio e verdure (i böreği di pasta sfoglia, i gözleme, i pide...), delle salse di yogurt, mi ha ampiamente soddisfatto e compiaciuta .



Il mio rapido exscursus fotografico dei cibi turchi (c'est-à-dire, dei cibi turchi che ho assaggiato... ometto dalla mia recensione le cose che non ho testato a livello sensoriale) comincia dalle  ÇORBALAR, minestre che inaugurano il pasto (per aprire lo stomaco). Ne ho mangiate così tante nei 3 mesi che sono stata a Bodrum ! Con pomodoro patate zucchine funghi broccoli e con ingredienti "meno usuali" (che almeno io non associo alle zuppe) come lo yogurt... Adoro le minestre (le famose "sbobbe") calde o tiepide, e in Turchia sono state una gioia e un conforto per il mio stomaco anche nell'ora di pranzo, in cui solitamente c'era poco da gioire (essendo poca la scelta, bisognava accontentarsi, e spesso c'erano cose che non gradivo o che non mi piacevano proprio)

1) Yayla Çorbasi: zuppa di yogurt aromatizzata con menta (un'erba evidentemente adorata dai turchi perché usata spesso in molte preparazioni). Non l'ho mangiata molte volte, perché era pietanza rara tra le scelte del resort... tuttavia quando l'ho assaggiata (e solo adesso sto identificando più esattamente quello che EFFETTIVAMENTE ho mangiato in quei 3 mesi e mezzo) l'ho trovata molto delicata e gradevolissima, anche se dall'aroma strano, quasi "esotico" 


2) Patates Çorbasi: già dal nome (l'assonanza Patates-Patate non credo sia potuta sfuggirvi ) risulta evidente, penso, che si tratta di una zuppa di patate. Bella densa, calda, cremosa... questa è senza dubbio la mia çorba preferita .


3) Bezelye Çorbasi: Zuppa di piselli. Calda, verde, confortante, paragonabile a quelle che a volte mia madre appronta a casa. Neppure sembrava essere troppo speziata, strana eventualità nel mondo turco ...

4) Sehriyeli Domates Çorbasi: Zuppa di pomodori con spaghetti vermicelli, spezzettati in pezzettini più piccoli, spesso mescolati anche ad altri tipi di pasta più corta. Adoravo, quando c'era, la zuppa rossa .


Ce ne sono innumerevoli altre versioni: con i broccoli, con il latte, con le carote e non saprei dire quante altre... Ma se mi mettessi ad elencarle tutte, o anche solo le altre che ho assaggiato, occuperei tutto il post a parlare di çorbasi; e non è questo che voglio fare.
Le çorbalar predispongono l'apparato digerente (e l'appetito) o si accompagnano ai MEZELER , gli antipasti, appetizers, inauguratori del pasto.
Tra di essi mi hanno intrigato e deliziato una serie di cremine, di salsette, di composti dalla consistenza cremo-salsosa che ho gustato spesso (sia nel buffet del ristorante che nel mio "ristorantino di fiducia" che cominciai a frequentare nel giorno libero) accompagnato dal pane. Questa serie di antipasti cremo-salsosi sono composti dai più diversi ingredienti: da quelli che hanno come ingrediente principale la carne, oppure con verdure triturate, salse varie e spezie, yogurt etc... Ne ho assaggiati una serie innumerevole (esclusi quelli con la carne, per le già risapute ragioni etiche che mi bollano come "vegetariana" ), ma di pochi sono riusciti ad annotarmi i nomi (e la composizione) e a rinvenirli sul web:


1) Acili Ezeme, cremo-salsa composta da pomodori, cipolle, paprika: dall'aroma piccante e piccantino, è molto gradevole al gusto, anche se non si è annoverata tra i miei preferiti mezeler .
2) Havuç ezmesi: carote grattugiate (à la julienne, per intenderci ) in yogurt, con l'aggiunta dell'aglio. Questo meze l'ho trovato veramente delizioso e consigliabile, dal sapore delicatissimo (per la tendenza al dolce della carota, per la presenza dello yogurt) e veramente sfizioso .

3) Haydari, una cremo-salsa con yogurt e menta. D'aspetto ricorda decisamente e tremendamente il più celebre tzatiki greco, ma il sapore è leggermente diverso, forse per la sola presenza della menta e l'assenza del cetriolo, oppure per il diverso sapore dello yogurt... Delicato e ottimo per chi, come me, adora la menta!


4) Köpoğlu, un composto di melanzane con yogurt, pomodori e aglio. L'ho adorato al pari dell'Havuç Ezmesi, forse per la presenza dello yogurt che stempera e addolcisce ogni sapore.


Tra i mezeler si annoverano anche i Böreği, stuzzichini salati di una pasta simile alla pasta sfoglia,  la yufka, farcita in maniera varia (con formaggio, carne macinata, spinaci, o altre verdure) e spezie ed erbe (tra cui la solita, immancabile, menta). Esistono diversi tipi di böreği, a seconda della forma che gli viene data:

Nei sigara böreği, ad esempio, la yufka è arrotolata fino ad assumere la forma di un sigaro: li ho gustati spesso ripieni di formaggio oppure con formaggio e spinaci. Ne andavo sempre in caccia, sono sfiziosissimi e deliziosi! 
Non conosco i nomi degli altri tipi di böreği, denominati in maniera differente anche a seconda del ripieno: ma ho apprezzato e cercato con frenesia ogni sera (cioé il momento gastronomico in cui i membri del team d'animazione mangiavano nel ristorante principale, con la varietà immensa di scelta che proponeva - a colazione e a pranzo invece mangiavamo nella mensa dello staff del resort che, pure, si cibava delle stesse cose date agli ospiti/turisti, ma in una quantità e possibilità di scelta decisamente minore)  sfoglie ripiene ritagliate in quadratini, piccoli panini rettangolari, cilindretti (più grandi dei sigari) tempestati di semi di papavero.... 




Analoghi ai  böreği, quanto meno a livello visivo, sono i GöZLEMEcalzoni di pasta lievitata tirati su un tagliere di legno e farciti di formaggio (peynir) oppure di formaggio e spinaci, formaggio e menta, oppure di carne macinata (versione che però non ho assaggiato): ricordano le nostre piadine anche se c'è una infinitesimale (ma ovvia) differenza di gusto. Erano un mio appuntamento fisso, a volte giornaliero, perché spesso ci venivano offerti (a volte su richiesta) dai bambini del Mini Club; la mia collega turca (una delle mie colleghe turche del Mini Club, a voler essere sinceri... ma forse quella che c'è stata per più tempo o quella che per il suo stile e per la sua personalità è rimasta nella mia memoria come LA collega turca del Mini Club) se ne faceva portare tantissimi e ne smangiucchiava un po', lasciando piatti e piatti di avanzi che io e Marcella (l'altra ragazza italiana) provvedevamo sistematicamente a spazzolare .

Un giorno libero mi ero unita alla gita in barca organizzata dalla Turban Italia... durante una sosta su una spiaggia ho potuto fortuitamente assistere alla preparazione tradizionale dei gözleme, tirato con le mani e con un mattarello dalle vecchie matrone, farcito, piegato e messo a cuocere su una piastra calda. Non avevo macchina fotografica funzionante, ma questa immagine che ho trovato sul web ritrae in maniera approssimata la scena a cui io stessa ho avuto la fortuna di assistere:

Evento ancora più appetitoso e ricercato del mio turkish day era il momento del PIDE, la cosiddetta "pizza turca", anche se con la pizza come la si conosce in Italia ha poco a che fare. Alcuni ospiti italiani mi hanno detto, "Ma questa non c'entra nulla con la pizza", e avevano ragione, perché non è pizza, è pide! E' pasta del pane cui viene data la forma di "barchetta" o di "canoa" e che viene farcita con formaggio, con verdure mescolate, con spinaci, con pomodori, con uova, con carne macinata...
Decisamente il mio piatto turco preferito, ne andavo in cerca con le narici tese a percepirne l'odore: me lo son fatto offrire dai bambini, mi è stato offerto dai ragazzi che lo servivano agli ospiti, ho fatto mezz'ore di fila davanti al fornetto del ristorante principale la sera. Di solito tagliati a tranci, lo si gusta pezzo per pezzo con le mani, premunendosi poi di leccarsi le dita ancora intrise di olio, di salsa, di formaggio etc...
(come dice un vecchio adagio, "se non ti lecchi le dita godi solo a metà"):




La mia versione preferita era (e ancora è ) il peynirli pide, con filante e godurioso formaggio:



E come non citare, a proposito, l'altro mio amore gastronomico turco: il ÇAY, il té turco... Non ho mai apprezzato tanto la teina come in questi mesi . E non solo la teina, ma anche ogni infuso di erbe, di fiori o di frutti che non sono ovviamente esclusivamente turchi ma che non ho mai visto bevuti così tanti come in Turchia: il té e/o infusi vari ed eventuali hanno accompagnato ogni mia giornata in molteplici momenti. Da segnalare, perché li ho amati e assaggiati in più occasioni:

1) il semplice çay, una specie di té scuro, non so se equivalente al té nero. Ne ho trangugiati litri in molteplici occasioni della mia giornata lavorativa (e non): alla mattina, a volte dopo pranzo o al momento della chiusura del Mini Club, a volte la sera prima di scontare l'ora nella discoteca del resort... Ho anche acquistato una scatola di foglie di questo çay così da potermelo gustare anche a casa; mi aiuta enormemente a digerire e mi fa precipitare in uno stato di armonia e di rilassatezza. Anche se l'aroma di quello fatto in Italia è decisamente diverso dagli innumerevoli çay di Bodrum...

Qui ho cercato di fotografare alla bell'e meglio le foglie di Té nella scatola... il risultato non è ottimo ma spero qualcosa si riesca ad intuire...
2) l'elma çay (l'apple tea), il té alla mela che era un regalo che mi facevo, uno sfizio dolce e godurioso che mi concedevo ogni tanto (anche perché non era previsto né a colazione né a pranzo né a cena e dovevo comprarlo alla caffetteria accanto al resort). 
Era divenuta mia usanza, nel giorno libero, la sera dopo cena, di recarmi alla caffetteria e di ordinare elma çay. Seduta al tavolino con la mia tazza tra le mani, il liquido dolce e bollente che mi scorreva nella gola e tutto lo stress della settimana e l'esaltazione del giorno libero (in cui alla fine ero più attiva e facevo più cose che nei "giorni occupati") che mi scivolava addosso lasciandomi solo un senso enorme di pace.
3) Kuşburnu çay: dolce ed incredibilmente distensivo, mi sono interrogata fin dalla prima sorsata a cosa corrispondesse in italiano. Non so perché non mi sono mai peritata a cercare la traduzione del corrispettivo inglese, Rosehip, cosa che ho fatto adesso scoprendo che trattasi di "cinorrodo", cioé un "falso frutto [...] un frutto derivante da strutture fiorali diverse dall'ovario. Tipico del genere Rosa, deriva dall'ingrossamento del ricettacolo, è carnoso e forma una coppa che contiene gli acheni, i veri frutti di colore giallo o marrone, frammisti a peli.". Si tratta quindi di una parte della rosa, quale che sia la rosa in questione.
Poco importa, però, perché il kuşburnu çay mi ha dato, anche quando ne ignoravo la natura, attimi di distensione e rilassamento che ancora ricordo con nostalgia.

E il çay era anche protagonista indiscusso della colazione turca, il KAHVALTI, che ha ben poco di quel che noi italiani identifichiamo con la colazione: le prime volte che sono scesa a mangiare nel ristorante dello staff, ricordo ancora quanto rimasi delusa. Non caffé, latte, cappuccino e brioche ma pomodori, olive, cetrioli, formaggio! E çay bollente.
E poi, mano a mano che il tempo passava, la colazione turca mi è sembrata sempre più normale e ovvia, anche se non la facevo quasi mai nei giorni di lavoro limitandomi a mangiare pane e marmellata (ingredienti anche questi del kahvaltı), biscotti e frutta che mi portavo dalla mia riserva in camera.
Ma il giorno libero divenne in breve il mio giorno della colazione turca. Colazione che facevo tardi, verso le 10 e 30/11, dopo aver ottemperato ai miei "doveri" da donna in giorno libero, cioé: tuffo appena alzata, bucato, lavaggio del bagno e spazzatina alla stanza e per qualche tempo anche due passi per i campi (poi cominciò a fare troppo caldo e la passeggiatina mattutina passò decisamente in secondo piano). Più che colazione era un brunch, in cui mangiavo più o meno tutto tirandola poi fino a cena, al massimo intermezzando con qualche frutto (mele, di solito; oppure, quando fu la stagione, fichi che raccoglievo direttamente dagli alberi abbandonati sui bordi della strada).
La colazione che gustavo in un ristorantino poco fuori del resort, immerso nel verde ed accoglientissimo, era costituita da pomodori - un sacco di pomodori, colti direttamente dagli orti dietro il ristorante - olive verdi e nere, a volte cetrioli e/o zucchine, due tipi di formaggio (uno simile ai fiocchi di latte, l'altro più denso e corposo), uova fritte sul momento e servitemi direttamente dalla padella, un poco di burro, del miele e a volte della marmellata. E pane bianco caldo caldo e çay  a volontà. Era la mia goduria giornaliera, credetemi, quella colazione-pranzo: al modico prezzo di 10 LT (poco più di 5 dei nostri Euri) mi conquistavo un angolo di pace e gioia, dovuto sia al buon cibo che alla gentilezza dei proprietari del ristorante che al luogo stesso in cui consumavo il mio desinare, così immerso in un'atmosfera di dolce abbandono della civiltà urbana.



Chiudo questa lunga carrellata di enunciazioni gastronomiche con i SIMIT, un'altra leccornia che pur avendo mangiato poco durante il mio soggiorno a Bodrum mi aveva rapita fin da subito e che ho tanto amato le poche volte che l'ho mangiata, tanto da volerla subito replicare a casa. E' l'unica ricetta turca, infatti, che ho effettivamente riprodotto (e per due volte, non una!) in casa.
Si tratta di ciambelle di pane tempestate di semi di sesamo... l'impasto è quello del pane e l'unico ingrediente un po' ostico da trovare è il pekmez (sciroppo ottenuto dalla condensazione del mosto di succhi di frutta quali l'uva, i fichi o le more), che ho letto può essere sostituito con la melassa e di cui ho trovato una specie di surrogato nel miele. Queste foto che vi posto, per chiusura, sono però solo un assaggio, dato che questo post è talmente carico di informazioni che mi sembra eccessivo aggiungervi ANCHE una ricetta. Rimando al prossimo aggiornamento (che mi impegno a fare presto) la ricetta dei Simit oltre all'aggiunta delle ricette turche "che-ho-assaggiato-ma-che-ricordo-con-dispiacere-o-indifferenza".
Un abbraccio cari miei e a leggerci presto 




Giulia


10 commenti:

  1. ciao cara! che bello questo post!!! sono tornata dalla mia vacanza (finalmente!) in Egitto.. stupenda!! ti racconterò.. comuqnue per quanto breve sia stato il mio viaggio, ho provato moltissimi piatti diversi, molti dei quali simili ad alcuni di questi. mi piace da mattii la cucina dei paesi arabi, la adoro!! sono sempre di fretta, uffa!! intanto ti mando un bacione!!!

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  2. Ciao ^_^ Che bello leggerti... Sì sì voglio aggiornamenti sul tuo soggiorno e le tue degustazioni in Egitto. In che parte di Egitto sei stata? (io ci sono andata tantissimi anni fa - anno accademico 2005/2006 - a Marsa Alam con uno strappo culturale a Luxor)
    Grazie del commento, sei un tesoro... In attesa di un tuo tempo un po' più libero, ti rispondo con un abbraccio e un augurio di buona serata

    Giulia

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  3. che belle descrizioni :)
    per il te n° 3, dovrebbe trattarsi di rosa canina, che è una rosa selvatica. ciao

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  4. Ciao tesoro!!!Che meravigliosa carrellata di piatti turchi!!!Confermo la rosa canina!!!E' bello scorgerti di tanto in tanto tra i miei commenti...così so che non ti sei dimenticata della tua zietta !!Bacione grosso!

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  5. @Nadir: Buonasera Nadir che bello leggerti ^_^ Mi fa davvero piacere che tu apprezzi le mie "descrizioni" che sono costate ricerche e scavo nei ricordi (e che mi hanno anche permesso di capire cosa ho mangiato inconsapevolmente per 3 mesi e mezzo :P ). Grazie della traduzione per il té "alla rosa canina", sei stata gentilissima a suggerirmela! Un abbraccio e buona serata

    @Ambra: Ma certo che non mi dimentico di te zietta mia :) Ti seguo sempre, anche se non sempre commento, anche perché sei davvero troppo veloce ad aggiornare ;) Ringrazio doppiamente te per la conferma della rosa canina, oltre che per il graditissimo commento.
    Un abbraccione e un augurio di buona serata. A presto

    Giulia

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  6. Mamma mia che bellissimo post!!!!! Lo metto subito tra i preferiti.... Volevo avvisarti che ti aspetto sul mio blog per sfogliare il pdf della raccolta "Il pane raffermo non si butta"!
    buona giornata!
    Vale

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  7. Ciao Vale! Mi si scalda il cuore sapere che trovi la mia lunga recensione (troppo lunga forse, così lunga da scoraggiare molti lettori) interessante. E grazie per la segnalazione del .pdf, passo subito da te :)
    Un abbraccio e buona giornata (anzi, vista l'ora, buon appetito) anche a te

    Giulia

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  8. Che post lunghissimo e con tutte quelle ricettine turche...ma quanto ci hai messo? Si vede che ti piace scrivere! ;) Grazie per il consiglio sulla frolla vegan, proverò!

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  9. Ciao Blueberry. Sono felice tu abbia ricambiato la mia visita.... Per l'indubbiamente lungo post, il tempo te lo posso calcolare :P, ho cominciato a buttarlo giù domenica 17 per postarlo effettivamente il 22. Quindi quasi una settimana... un'enormità o.O
    Mi fa piacere tu abbia gradito il mio consiglio sulla frolla vegana, quando la provi fammi sapere la tua opinione :)
    Un abbraccio e buon fine settimana


    Giulia

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  10. ciao giulietta!! sono riuscita finalmente a postare una ricetta per la tua raccolta! spero ti piaccia.. dai un'occhiata ;)
    baci baci

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Ogni commento, ogni osservazione, ogni domanda è una traccia di voi che resta nel mio blog e nella mia mente, e per me motivo di gioia e soddisfazione. Per questo e non per altro chiedo la moderazione per tutti i commenti che ricevo, per non perderne nemmeno uno... ^_^

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